Storia

La Costituzione federale del 1848 e la sua revisione del 1874 hanno dato un notevole impulso alla democrazia diretta. Ma non ai diritti delle donne. 

Bundesverfassung

Costituzione federale della Confederazione Svizzera, Archivio federale svizzero, K7#1000/1419#2*

Per la creazione di uno Stato liberale, l'introduzione dell'obbligo scolastico era intesa come una misura efficace per l'integrazione delle ragazze e delle donne nella nuova società. In quanto future madri di famiglia, ci si aspettava che rispettassero le nuove regole di comportamento in modo esemplare e che le trasmettessero ai loro figli e agli altri membri della famiglia. Involontariamente, però, la scuola dell'obbligo ebbe un effetto integrativo; anche se non tutte le ragazze e le donne poterono godere di un'istruzione completa furono comunque in grado di utilizzare le conoscenze acquisite per informarsi sugli eventi politici grazie alla libertà di stampa e mettere nero su bianco le proprie preoccupazioni. 

Le donne parteciparono a riunioni, scrissero petizioni e articoli di giornale. Principlamente in gruppi, raramente da sole. Non sempre ebbero il coraggio di apporre il proprio nome alle istanze presentate: le tratteneva la paura del disonore che parlando ed esponendosi avrebbero potuto arrecare alla famiglia. Tuttavia diedero voce alle loro preoccupazioni per esempio in vista delle revisioni costituzionali, come nel Canton Basilea nel 1862, nel Canton Zurigo nel 1868, nel Canton Vaud nel 1873. Sì, hanno persino osato intervenire attivamente negli eventi politici: nel 1844/45 nel Canton Lucerna, o nel Canton Ticino, dove nella valle del Vedeggio verso 1829 riuscirono a ottenere il permesso di cantare in chiesa. 

Feder

Le donne di Isone 1820

«Molti lettori non hanno forse mai pensato finora che vi possa essere un diritto di cantare per gli uomini ed un altro pér le donne, molto meno poi che su questo diverso diritto abbiano ad occuparsi a lungo le Autorità si civili che ecclesiastiche, a rischio anche di compromettere le amichevoli relazioni tra il Vescovo di una diocesi ed il Governo di uno Stato.»

ASTI, bbssi_1882-10-41_013
Da «Appunti dell'avvocato Curzio Curti 1882»

Riassunto “Le donne di Isone 1820”. Suite corale / TI

Intorno al 1820, in Ticino, nelle comunità lungo il fiume Vedeggio, alle donne non era permesso di cantare in chiesa. Solo Sigirino faceva eccezione. Quando il giovane sacerdote Cesare Trefogli arrivò ad Isone non rimase affatto impressionato dal canto degli uomini. Invitò allora le donne a cantare in chiesa. Quando le Isonesi però si unirono per la prima volta al canto della messa, iniziò una storia di controversie e colpi di scena che sarebbe durata quasi 10 anni. 

Le donne in chiesa possono cantare, sì o no? Il primo e il secondo voto dell’Assemblea comunale di Isone furono a favore delle donne e del loro canto. L.A. Guerra, feroce oppositore del canto femminile in chiesa, intervenne allora presso il Gran Consiglio ticinese. Ma la sua denuncia non ebbe seguito. 

Anche il Vescovo di Como non riuscì in prima istanza a riconoscere alcuna ingiustizia nel canto femminile. Tuttavia L.A. Guerra si premurò di ricordare a Monsignore che il ruolo di sindacare sulle questioni ecclesiastiche spettava unicamente all’Autorità vescovile. A questo punto sua Eccellenza ritirò il primo decreto e proibì il canto delle donne, imponendo la scomunica a tutti coloro che non si fossero sottomessi al suo divieto. 

Passato un po’ di tempo, però, le donne in chiesa ad Isone erano aumentate di numero, e facendosi coraggio l’una con l’altra, ripresero a cantare. Il Gran Consiglio intervenne immediatamente imponendo una multa al sacerdote Trefogli. La multa ricadde poi sugli uomini del paese, con l’accusa di non essere in grado di tenere sotto controllo le proprie mogli.

Il Commissario di polizia di Bellinzona fu incaricato di riscuotere le multe. A causa delle continue dispute questo giunse infine esausto a suggerire che in nome della pace in comune si ritornasse al vecchio ordine. Il Gran Consiglio decise di inviare a Isone un picchetto di soldati per garantire l'ordine pubblico in chiesa.

Non si sa esattamente come e perché questa disputa, durata quasi 9 anni, alla fine si sia conclusa. Si sa solo che furono le ferme donne di Isone e il sacerdote Trefogli a vincere questa lunga sfida.

Feder

Die Luzerner Pfefferfrauen 1844/1845

«Signora dottoressa Steiger, Generalisim[us]
Signora Schindlerin, nata B., colonnello delle donne vitrioliche
le sue due figlie, aiutanti del colonnello
Signora Räberin, capitano reclutatore
Signora Bucherin, agente commerciale
La vedova Morell, maestro di tiro»

StALU SA 1605; traduzione Sc
Nomignoli militari nella stampa per ridicolizzare le donne lucernesi politicamente attive.

Il termine «Pfefferfrauen», «le donne del pepe», compare a Lucerna in relazione alla seconda spedizione dei Corpi franchi, come contrappunto agli uomini delle milizie liberali. La stampa conservatrice deride le donne di orientamento liberale definendole «club di donne radicali» e attribuisce loro nomi di gradi e funzioni militari distorti. In realtà, numerose donne della città di Lucerna manifestano la loro solidarietà ai volontari dei Corpi franchi caduti in prigionia. La più nota tra loro è Sophie Steiger, moglie del medico e politico liberale lucernese Jakob Robert Steiger.

Le «Pfefferfrauen» non si lasciano scoraggiare dalle insinuazioni e dalle ostilità e agiscono con grande coraggio. Durante le passeggiate sul Kapellbrücke passano ai prigionieri cioccolata, sigari e informazioni, portando loro vestiti e coperte nella Chiesa dei Gesuiti, dove sono detenuti. Antonia Amrhyn, moglie di un importante politico liberale, si reca dal vescovo Salzmann a Soletta e lo convince a intercedere per la grazia dei prigionieri, sui quali incombe la pena di morte. Quando Jakob Robert Steiger rimane l’unico a dover essere giustiziato per alto tradimento, Sophie Steiger organizza la sua fuga dalla prigione. Riesce inoltre a salvare una parte del patrimonio familiare confiscato. Sfugge per tempo alla pena detentiva pronunciata a suo carico e si rifugia con i figli a Winterthur, dove si trova anche suo marito.

Le «Pfefferfrauen» non sono un fenomeno esclusivo della città di Lucerna. Ad esempio, alcune donne di Triengen manifestano la loro posizione politica donando una bandiera da loro ricamata alle truppe della Dieta federale, che occupano il Cantone di Lucerna durante la guerra del Sonderbund.

Quando la situazione politica eccezionale si placa lentamente, le «Pfefferfrauen» tornano in secondo piano. Il dottor Jakob Robert Steiger, tuttavia, riprende la carriera politica interrotta dopo la guerra del Sonderbund e rappresenta il Cantone di Lucerna nella commissione di Berna incaricata di elaborare la Costituzione federale del 1848.

Con il loro intervento, le «donne del pepe» hanno influenzato direttamente la storia del Cantone di Lucerna e della Svizzera.

Feder

Die Sissacherinnen und die Frauen aus Waldenburg 1862

«Fondate innanzitutto una scuola distrettuale per le ragazze, come già esiste per i ragazzi, e concedete alle donne, rispetto ai suoi doveri, quei diritti che le consentano di non essere più un essere subordinato nella società umana, allora la vostra autorità avrà il merito di aver creato un'opera i cui buoni frutti non tarderanno a manifestarsi.»

StABL, NA 2006, B 5.4 LXIII; traduzione Sc
Dalla petizione delle donne di Sissach, 29 agosto 1862
Feder

Die Zürcher Petitionärinnen 1868

«Affinché la parola d’ordine del popolo zurighese «Libertà, istruzione, prosperità» diventi realtà, deve essere concessa alle donne, a partire dai 20 anni, la piena partecipazione a tutti i diritti civili.»

StAZH M 2.18.1; traduzione Sc
Dalla petizione delle donne zurighesi, 1868
Feder

Les ouvrières de Genève 1870

Feder

Mme Boisot et les Lausannoises 1873